Il muro che abbiamo dentro

1 mese, 9 giorni fa, reading time: 3 mins.

Sapete quali sono gli strumenti scelti quasi ovunque nel mondo dagli amministratori locali per contenere i flussi migratori? I muri.

Una docente di Geografia all’università del Québec a Montréal, Elisabeth Vallet, in un suo studio ne ha contati 70 già eretti e altri 7 sarebbero in costruzione. E parliamo solo delle barriere non mobili.

Sono tutti muri costruiti nell’ultimo quarto di secolo perché quando fu abbattuto il Muro di Berlino, le recinzioni erano solo 16. In Europa nessuno dei Paesi che compongono l’Unione Europea aveva costruito barriere sui propri confini fino agli anni ’90. La prima fu eretta nel 1992 a Ceuta, città enclave spagnola in Marocco, seguita nel 1996 da Melilla; nel 2012 e nel 2013 sono sorte le barriere tra Grecia e Turchia (12 km) e tra Bulgaria e Turchia (201 km). Nel 2015, la crisi siriana e la rotta balcanica dei rifugiati provenienti in prevalenza dalla Siria, ha determinato la costruzione di q uelle tra Ungheria e Croazia (300 km) e tra Ungheria e Serbia (151km); tra Austria e Slovenia (4 km) e tra Slovenia e Croazia (200km); tra Grecia e Macedonia (34 km) e tra Lettonia e Russia (23 km). Nel 2016 sono arrivate quelle tra Norvegia e Russia e tra Estonia e Russia (112 km), e nel 2017 tra Lituania e Russia-Kaliningrad (45 km). Non tutti sono confini “esterni” alla UE, quelle tra Austria e Slovenia, e tra Slovenia e Croazia, sono interni a essa, così come il “Muro di Calais” (2 km).

Ci sono poi muri interni a un singolo Paese, come quelli in costruzione in Slovacchia in alcune città per separare gli abitanti Rom dal resto dei cittadini. Quasi tutte oltre a impedire i traffici illeciti e il commercio di esseri umani hanno anche lo scopo di controllare i flussi dei rifugiati e dei migranti irregolari.

Si tratta di oltre mille chilometri di muri costruiti in pochi anni a cui si aggiungono quelli marini, cioè tutti quei controlli in mare con funzioni analoghe: da Frontex a Missione Mare Nostrum, Poseidon, Hera, Indalo, Minerva, Hermes, Triton e Sophia.

Lo stesso studio dimostra tuttavia la loro storica inutilità in termini di funzionalità reale. Nessun muro si è rivelato inespugnabile. È solo un palliativo temporaneo alla paura della globalizzazione, comunque costosissimo in termini di manutenzione, sorveglianza e impatto ambientale. Senza contare il costo di vite umane che ritengo non monetizzabile. Non stimabile.

È un momento epocale! Siamo al cospetto dell’ultima occasione della storia per rimettere al centro del nostro sistema economico e sociale l’Uomo, quale soggetto ispiratore della progettualità e della felicità, e l’Amore, che per me è in assoluto l’atto economico per eccellenza. Dobbiamo solo fare un passo indietro e concederci una pausa, un momento 0.0, per capire che il costo di questa corsa a costruire muri può essere meglio impiegato a favore dell’Uomo e non contro di esso.