Le autostrade nel cervello che aprono la porta al domani

4 mesi, 20 giorni fa

Mi occupo di innovazione dal 2007, prima nella sola area della corporate education e ora in quella dell’intera operatività di un’azienda, e lo faccio sia nella sua dimensione evolutiva e incrementale che in quella, oramai più attuale, recentemente definita disruptive. Al contempo, dal settembre del 1999, pratico regolarmente meditazione e tecniche di self-awareness con Patrizio Paoletti, autore del bestseller OMM The One Minute Meditation e mentore che da oltre 30 anni allena le persone a conoscere se stesse e a trovare il senso della propria vita. C’è una correlazione tra queste due discipline? Dopo tanti anni di lavoro nell’innovazione e di pratica della meditazione sono giunto a una consapevolezza: la correlazione c’è ed è diretta. «Quando parliamo di innovazione spesso pensiamo che si tratti della creazione ex novo di qualche cosa che sino a quel momento non esisteva – dice Paoletti -. In realtà l’innovazione è sempre un processo dinamico che assume ed elabora in sé saperi e raggiungimenti preesistenti». Quindi l’atto innovativo è sostanzialmente il nuovo assemblaggio di saperi e conquiste precedentemente già raggiunti.

La pratica meditativa ha per sua natura la capacità – oggi confermata dalle neuroscienze – di aumentare la materia grigia del cervello. Per fare un esempio, il metodo QMT (Quadrato Motor Training) messo a punto da Patrizio Paoletti e divulgato dalla omonima Fondazione e uno dei fondamentali della tecnica che pratico da quasi vent’anni, è una meditazione dinamica di breve durata – dai 7 ai 12 minuti – che non solo aumenta la materia grigia ma anche i filamenti nervosi. Si tratta di una meditazione che ha la capacità di accrescere quelle che potremmo chiamare le autostrade del cervello. In questo modo, attraverso la pratica meditativa, vengono create nuove connessioni, nuove uscite e nuove entrate su queste autostrade, che riescono a unire e a mettere in contatto tra loro delle zone del cervello prima distanti

Come ho sentito spiegare a Paoletti, potremmo dunque ipotizzare che l’effetto pratico sia una accentuata capacità del cervello di processare più facilmente i dati in suo possesso con un significativo sviluppo migliorativo degli stessi processi di riflessione e di intuizione. Ad esempio, sempre citando Quadrato Motor Training, sappiamo che i praticanti che vengono sottoposti a test sulla creatività, prima della sessione hanno in media da 3 a 4 risposte per definire gli usi di un oggetto, mentre alla fine della sessione riescono ad invertire il processo e dare da 3 a 7 risposte in più. Un evidente incremento della capacità creativa. Raddoppiare le proprie capacità creative permette esattamente ciò che noi poi chiamiamo innovazione.

Dunque, se è vero, come dicevamo all’inizio, che l’innovazione non è svegliarsi un mattino ed essere colpiti da un fulmine, ma piuttosto trovare uno spazio nuovo nella mente dove ciò che preesisteva può essere assemblato in modo diverso da come lo è stato sino ad allora, certamente la pratica meditativa ha una forza dinamica prorompente, enorme, e un effetto esecutivo certificabile sull’innovazione. Quindi, come dice Paoletti, «meditare favorisce la capacità di innovare. L’innovazione è poi anche e soprattutto benessere. Il processo di meditazione infatti non solo aumenta la capacità di essere più creativi e di conseguenza di essere più innovativi, ma genera uno stato di benessere che a tutti gli effetti testa l’innovazione». Spiego meglio. In questo stato diverso del mio essere – che non a caso definiamo «ben-essere» – dove io mi sento a mio agio, mi sento pienamente bene, sono più lucido nel valutare gli effetti dell’innovazione e quindi divento più capace d’innovare in modo orientato, sostenibile, utile. Possiamo quindi ribadire: la pratica della meditazione è efficacissima nel guidare l’innovazione, orientandola ad essere un’innovazione per il benessere.

In questo percorso meditativo praticato in questi anni ho potuto raggiungere tre nuove capacità di grande efficacia rispetto ai miei standard ordinari; capacità prossime all’eccellenza. Prima capacità: ho imparato a conoscermi meglio, a conoscere i miei limiti e ad accoglierli per superarli. Seconda capacità: ho imparato ad essere più creativo perché più disteso, meno stressato ma contemporaneamente più focalizzato e quindi capace di gestire meglio le emozioni distruttive evitandole, anticipandole, spostandomi prima che queste esplodano dentro di me. Non ci riesco sempre, non ancora almeno, ma la sensazione nuova – molto rigenerante – è quella di riuscire a riprendere la mia vita, per lunghi tratti, nelle mie mani. Tutti sappiamo infatti che quando l’emozione ci ha pervasi e posseduti si può fare ben poco per contrastarla, possiamo solo attendere che in qualche modo la tempesta nell’oceano si plachi.

Terza capacità, ma non ultima per importanza: questa nuova condizione che si produce scatena dentro di me la capacità di proiettarmi al di là di ciò che c’è, e in questa proiezione scoprire l’innovazione. È un’innovazione finalizzata al benessere, un’innovazione orientata perché la maggiore lucidità mi permette di vedere con più chiarezza se l’idea a cui sto dedicando la mia attenzione (che è un’idea innovativa) produrrà il frutto che desidero o meno, e sono quindi facilitato non solo ad innovare ma a decidere in quale direzione investire le mie capacità innovative.

«Una prima conclusione è che la meditazione genera creatività, innovazione, gestione delle emozioni distruttive e quindi consente un maggiore dominio di sé, ma anche di consapevolezza di sè – spiega Paoletti -; ti sostiene in tutti quei processi che portano la persona a conoscersi meglio e, conoscendosi meglio, a prefigurare per se stessa un futuro migliore perché più vicino a quelle che sono le sue istanze più intime e profonde e quindi a un futuro più sostenibile (che è già questa un’innovazione). Se poi immaginiamo la nostra specie, le condizioni nelle quali siamo stati come umani e cosa abbiamo prodotto finora come avanzamento, ci accorgiamo che molte delle cose che abbiamo prodotto immaginando che fossero evolutive, invece sono state involutive, cioè non sono state sostenibili (la bomba atomica è un esempio per tutti). La pratica meditativa, invece, è la capacità di prefigurarci cambiare nel mondo che cambia con direzione e orientamento. Ed oggi il mondo ci impone di andare verso una società del ben-essere. Questo muovermi verso la società del benessere fa sì che tutto ciò che io prefiguro come atto creativo e innovativo passi al vaglio delle due sole domande che nella mia vita hanno un senso contemporaneamente a breve, medio e lungo termine. Uno: Tutto ciò sarà sostenibile? Due: Quali effetti produrrà su di me e sul mio benessere? Ed il mio benessere, essendo vincolato al benessere del luogo dove io esisto – il pianeta – e agli altri esseri senzienti che insieme a me lo abitano, diviene essenziale per l’evoluzione della nostra specie».

Ed è proprio ciò che mi spinge questo fine settimana a prendermi un nuovo ed ennesimo tempo per approfondire la conoscenza della pratica meditativa e a frequentare un evento molto speciale intitolato «OMM Live» che proprio Paoletti terrà a Lugano.