C’era una volta la fredda Siberia

1 mese, 2 giorni fa

Ricordate ancora quel “come osate” detto da Greta Thunberg all’ONU? E come potreste, questi ultimi mesi sono stati più densi di un secolo.

Era solo l’autunno dell’anno scorso. Di quel 2019 così lontano dal nostro presente e così focalizzato su argomenti fondamentali che purtroppo abbiamo relegato a un ruolo di secondo piano, su uno sfondo che rischia di impallidire e sfocarsi verso un veloce quanto probabile oblio.

Nel frattempo, all’interno del circolo polare artico si sono toccati nuovi record assoluti di caldo. Per esempio, i 38 gradi Celsius registrati nella regione russa della Siberia.

Il Guardian ritiene che l’ondata di caldo artica è la manifestazione più evidente della tendenza al riscaldamento globale, non potrebbe esserci un segnale più chiaro di questo circa la necessità di agire subito. Oltretutto, avverte, avrà anche l’effetto immediato di alimentare gli incendi.

La Siberia e il circolo polare artico in generale, in precedenza hanno già sperimentato altri mesi di giugno relativamente caldi. Ciò che è preoccupante –  spiega il direttore di Copernicus Climate Change Service (C3S) di Ecmwf –  è che l’Artico si sta riscaldando più velocemente del resto del mondo. Inoltre, l’umidità del suolo inferiore alla media è stata un fattore che ha contribuito all’aumento dell’attività degli incendi, concentrata principalmente nell’estremo nord-est della Siberia. Sia il numero sia l’intensità hanno portato alle emissioni stimate più elevate negli ultimi 18 anni: in giugno, sono stati rilasciati nell’atmosfera un totale di 59 megatonnellate di CO2, un dato superiore al totale di giugno dell’anno scorso che si attestava a 53 megatonnellate.

Se la Siberia spicca come la regione dove si sono verificate le anomalie più importanti, anche l’Europa ha registrato temperature ben al di sopra della media a nord rendendo in generale per il nostro continente, giugno 2020 il secondo mese di giugno più caldo di sempre.

Il 2020 ci ha costretti a fare i conti con le nostre fragilità, umane e sociali. Ci ha messo brutalmente di fonte a quel senso di caducità che negli scorsi decenni avevamo sfrontatamente relegato nel sottoscala delle nostre coscienze. Dimentichi dei nostri doveri ci siamo abbandonati allegramente allo sperpero e alla spoliazione delle nostre risorse credendo, sulla scorta di chissà quale fondamento, che esse fossero infinite, o peggio, infischiandocene. In queste settimane abbiamo imparato forzatamente a capire che la nostra salute, le nostre prospettive, il nostro futuro e la nostra vita stessa, dipendono dall’altro, dai comportamenti degli altri.

Affinché i riflettori non si spengano definitivamente, dobbiamo assumerci tutte le nostre responsabilità consapevoli che l’economia circolare non basta: occorre un’altra dimensione, quella della persona, che dovrà essere al centro di tutto. La persona è l’asse che aggiunge alla circolarità la terza dimensione che evolve il sistema e lo rende Sferico quindi solido, armonioso, equilibrato e contemporaneo dove la gratitudine rappresenta l’energia vitale.

Sono convinto che per risolvere le difficili circostanze in cui l’intera umanità versa, aggravate anche da questo fattore invisibile che dobbiamo imparare a conoscere e dal quale scientificamente ci dobbiamo proteggere, serva una ri-evoluzione delle coscienze che generi una ri-evoluzione dei comportamenti, individuali e sociali, che portino a una ri-evoluzione globale.