L’uomo, poco più che animale e poco meno di un angelo

19 giorni fa

Siamo nell’era della neuroscienza e dell’intelligenza artificiale, la cui simbiosi ci invita a una nuova sfida: conquistare una frontiera più avanzata per la vita, dove i chip serviranno per attivare nuove energie e, auspicabilmente, per indagare nuovi mondi interiori.

Mi è stato chiesto di scrivere una sintesi del mio pensiero sul quotidiano “Il Giornale”, in apertura della prima edizione del nuovo Speciale sull’Innovazione.

Buona lettura, 

Ox

 

 

Mancanza di energia, di acqua, di cibo; sovrappopolazione, povertà, terrorismo, guerre, malattie; minacce all’ambiente, ai sistemi scolastici, alle democrazie. Problemi irrisolvibili? Troppo globali e interconnessi per immaginare di poter intervenire e fare qualcosa? Eppure, per provare a risolverli, ci stiamo dotando di alcuni strumenti dall’incredibile potenziale. Era oramai il maggio del 2014 quando trascorsi due settimane nella Silicon Valley, dove vado oramai regolarmente ogni 18 mesi circa. La prima settimana la passai visitando i colossi della zona tra San Francisco e la Valley, durante la seconda rimasi immerso in quel caleidoscopio di visioni cambia-mondo che era, e tuttora è, la Singularity University (SU).

Ubicata in uno dei Research Camp della NASA in California, la missione di SU è educare, ispirare e dare forza ai leader del domani per applicare le nuove tecnologie e vincere le grandi sfide dell’Umanità. E mai smetterò di ringraziare la mia azienda che mi permise siffatta esperienza. Da lì tornai ancor più convinto di un pensiero che da allora non mi ha più abbandonato: a dispetto delle piaghe che affliggono il pianeta, questo è in assoluto il momento migliore di tutta la storia della nostra specie per essere vivi. Mai come adesso i cambiamenti epocali sono a portata di mano. Ray Kurzweil, artefice della Singularity University, nel suo libro ‘La singolarità è vicina’ scrive: «Il ritmo del cambiamento accelera. L’evoluzione della scienza e della tecnologia non è un processo lineare, ma esponenziale: la sua stessa accelerazione tende ad aumentare. E la crescita esponenziale è così esplosiva che a un certo punto procede tanto veloce da provocare un salto qualitativo. Tre aree, in particolare, la stanno preparando: l’ingegneria genetica, la nano-tecnologia, l’intelligenza artificiale forte; e l’evoluzione di ciascuna favorisce e accelera l’evoluzione delle altre. Quale sarà il risultato? Un formidabile potenziamento degli esseri umani, che grazie a queste tecnologie saranno in grado di superare la loro biologicità».

Nel mio libro ‘Il tempo dei Nuovi Eroi’, recentemente edito da Mondadori, racconto come secondo me assisteremo presto a un grande processo di democratizzazione che imporrà un nuovo assetto mentale, impensabile per la maggior parte di noi. Molti settori conosceranno una deregolamentazione senza precedenti. Si stima che attorno al 2020 oltre 5 miliardi di persone e 50 miliardi di device saranno interconnessi. In medicina ogni anno si generano già oggi più informazioni di quelle prodotte in tutta la storia dell’umanità e con 1000 dollari si può conoscere il proprio DNA. Presto potremo valutare 10 mila indicatori con un semplice esame del sangue, diagnosticare malattie fin dall’infanzia, stampare in 3D qualunque cosa, dal cibo agli organi, o guardarci allo specchio e vedere la simulazione dell’effetto di una malattia o di una cattiva abitudine alimentare. La lista delle meraviglie è lunga e sorprendente al punto che dal giorno dell’uscita del mio libro – era il settembre 2016 – lo scenario sarà già stato ripetutamente stravolto. Questo è il momento perfetto per riprenderci la nostra vita …pensai atterrando a Milano di rientro da San Francisco.

Un’ondata di novità metterà in crisi i centri del potere tradizionali, scontrandosi con la loro anacronistica immobilità. Le istituzioni già ora rischiano di affondare sempre di più tra le sabbie mobili della burocrazia, diventando incapaci di prendere decisioni innovative ed efficaci. Le aziende, nello scenario peggiore, rimarranno imprigionate in abitudini procedurali e negli schemi mentali dei vecchi manager. La società esponenziale è già alla nostra portata e presto ognuno di noi potrà incidere direttamente. Per risolvere problemi planetari abbiamo a disposizione delle tecnologie dal potenziale incredibile in ogni settore. Questo è il momento migliore della nostra storia per essere vivi. Questo è il momento migliore per ricorrere a tutte le forme più recondite di intelligenza di cui la natura ci ha dotati in quanto esseri umani.

Si può generalmente identificare l’intelligenza come la capacità di un agente di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi o sconosciuti, che riguardano sia la dimensione esteriore della nostra esistenza che quella più interiore ed intima. Nel caso dell’uomo, ma oramai anche degli animali, la comunità scientifica identifica nell’intelligenza un complesso di tutte quelle facoltà di tipo cognitivo o emotivo che concorrono o concorrerebbero alla comprensione di queste due dimensioni. Oggi l’intelligenza viene da alcuni attribuita, in misura minore, anche alle piante, mentre il campo di ricerca dell’intelligenza artificiale tenta di creare delle macchine che siano in grado di riprodurre o di simulare l’intelligenza umana. All’intelligenza logico-matematica (l’unica su cui era basato l’originale test di misurazione del QI) si è recentemente aggiunta l’intelligenza emotiva, più legata alla capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie ed altrui emozioni. Trattata la prima volta nel 1990 dai professori Peter Salovey e John D. Mayer nel loro articolo “Emotional Intelligence” è stata da questi definita come “La capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie ed altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”.  Daniel Goleman certifica per primo le cinque caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva, che ogni uomo codifica interiormente: Consapevolezza di sé; Dominio di sé; Motivazione; Empatia; Abilità sociale. Come prospettiva trasversale alla dicotomia fra l’intelligenza logico-matematica e quella emotiva, c’è poi lo psicologo statunitense Howard Gardner che è stato il principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple. Egli distingue ben 9 tipi fondamentali di intelligenza, localizzati in parti differenti del cervello, che cataloga come segue: Linguistica; Logico-Matematica; Spaziale; Corporeo-Cinestesica; Musicale; Interpersonale; Intrapersonale; Naturalistica; Esistenziale o Teoretica.

Ora, come se non bastasse, siamo da tempo entrati prepotentemente nell’Era in cui un mix improbabile di tecnologia tradizionale e neuroscienza ha aperto un varco nel perseguimento dell’obiettivo di rendere senziente la tecnologia stessa. Stiamo parlando di sistemi hardware in grado di riprodurre le azioni e il pensiero degli esseri viventi. Oggi è stato già possibile produrre il primo chip in grado di emulare sia l’area destra che quella sinistra del cervello umano, con l’obiettivo di dare slancio a ciò che sarebbe stata definita intelligenza olistica computerizzata, cioè una struttura che non sia solo il risultato di calcoli e dell’assemblaggio di circuiti informatici bensì che abbia anche una coscienza propria. Wikipedia la definisce così l’intelligenza artificiale: una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.

Ma crediamo veramente possibile la creazione in laboratorio di un qualcosa di artificiale che avrebbe invece la sua naturale dimora nella nostra mente e nel nostro cuore, e solo successivamente si manifesterebbe in azioni compiute dal nostro corpo? Un uomo potrà mai inventare una tecnologia che gli consentirà di essere ciò che lui non è stato capace di diventare. Non è forse un insostenibile paradosso quello di immaginare degli uomini, solo apparentemente coscienti, essere capaci di inventare una tecnologia che consenta loro di downloadare nella propria mente più profondi stati di coscienza che da soli non sono invece stati capaci di raggiungere? Queste sono domande centrali per il futuro della nostra specie. Lo dico perché incontro quotidianamente innovazioni in tutti i campi dell’umanità e spesso mi domando se l’aumentare della diffusione di determinate tecnologie ci consentirà effettivamente più autonomia personale e maggiore energia per poter coltivare anche i nostri valori più reconditi e profondi e, perché no, spirituali, aiutando veramente l’intera umanità a evolvere. A cosa ci serve infatti la genialità se poi non usiamo questa come dono divino per perseguire l’ottenimento del solo unico vero bene per l’insieme che è la Pace? Arriveremo ad individuare delle tecnologie anche per l’indagine della dimensione interiore dell’uomo, l’unica veramente necessaria al miglioramento della qualità della nostra vita?

Credo che la ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto tra la ricerca interiore e la dimensione esteriore delle nostre vite sia la sola necessaria nuova frontiera che l’uomo deve ambire a superare nel corso di quella sua indagine che si chiama Vita: la vera sfida di questo nuovo millennio. Quello che veramente ci serve è una tecnologia che ci consenta di ridisegnare i tratti essenziali del nostro mondo interiore, quella che ad esempio è stata definita da Patrizio Paoletti come Inner Design® Technology, una disciplina atta alla gestione dei propri comportamenti, a disegnare il mondo interiore in conformità con le proprie più intime aspirazioni. Non è un caso infatti che, come ci spiega Wikipedia, la parola intelligènza (s. f.) derivi dal sostantivo latino intelligentĭa, a sua volta proveniente dal verbo intelligĕre, “capire”. Secondo alcuni, il vocabolo intelligĕre sarebbe una contrazione del verbo legĕre, “leggere”, con l’avverbio intŭs, che significa “dentro”. Chi aveva intelligentĭa era dunque qualcuno che sapeva “leggere-dentro”, ovvero “leggere oltre la superficie”, comprendere davvero, comprendere le reali intenzioni. Secondo altri, intelligĕre sarebbe invece una contrazione di legĕre con la preposizione ĭnter, “tra”; in tal caso esso avrebbe indicato una capacità di “leggere tra le righe” o di stabilire delle correlazioni tra elementi. Ma si tratta della stessa cosa.

Non c’è nemmeno bisogno di spingerci fino alle dissertazioni estreme sui confini della tecnologia recentemente fatte da Elon Musk, uno dei maggiori geni contemporanei ed imprenditore di estremo successo in svariati settori industriali con imprese memorabili (prima fra tutte quella con Tesla), che provoca il mondo dicendo che stiamo tutti vivendo in una simulazione di un computer, spingendosi così fino al punto da mettere in dubbio la percezione stessa della realtà. Affidiamoci piuttosto alle scoperte recentemente fatte in alcune branchie molto evolute della scienza che starebbero dimostrando come la realtà che ciascuno vive fuori di sé altro non è che una proiezione del mondo che facciamo dentro di noi.

Io credo semplicemente a Sant’Agostino che diceva “siamo poco più degli animali e poco meno degli angeli”. È lì dunque che dobbiamo focalizzare tutti i nostri sforzi per divenire più intelligenti: dentro …al centro di noi stessi. Perché noi non siamo esseri umani che fanno un’esperienza spirituale; noi siamo esseri spirituali che fanno un’esperienza umana.