I Nuovi Eroi di Red Bull: Talking Hands

24 giorni fa

Profitto orientato al bene comune, innovazione, idee che diventano imprenditorialità. In partnership con Red Bull, abbiamo deciso di raccontare le storie di coloro che io amo definire i “Nuovi Eroi”, cercandoli in questo caso fra quelli che popolano il mondo delle start-up con un forte impatto sociale. Li abbiamo chiamati “New Heroes”.

Un guanto ipertecnologico che permette di convertire i gesti del linguaggio dei segni in parole pronunciate da un sintetizzatore vocale. E’ la promessa di una rivoluzione della vita quotidiana per tutte le persone affette da sordità, almeno 70 mila in Italia e circa 70 milioni nel mondo. Talking Hands è l’idea del 26enne Francesco Pezzuoli, fondatore e CEO della startup LiMiX. Una laurea in informatica, un dottorato in matematica e una grande sensibilità verso i temi dell’inclusione sociale. Le “mani che parlano” sono il frutto del lavoro congiunto con la comunità dei sordomuti italiani e il lancio sul mercato è previsto per il biennio 2019-2020.
  

 

Un anno fa, al TedX di Brescia, durante la presentazione della sua creatura Talking Hands, Francesco Pezzuoli ha fatto ascoltare agli spettatori un passaggio di The Great Dictator, un film del 1940 scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin: “L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi”. Il film è il frutto del clima che si respirava alle soglie del secondo conflitto mondiale eppure questa frase suona estremamente attuale e familiare. Anche oggi ci interroghiamo sul doppio volto della tecnologia che da una parte ha annullato le distanze, dall’altra le ha amplificate, mortificando il dialogo e trasformando lo scambio di opinioni in un rimpallo di urla e insulti.  “Noi, invece, vogliamo dimostrare che la tecnologia può essere inclusiva se mette al centro le persone e per questo abbiamo ideato Talking Hands, un guanto che ‘traduce’ in voce la lingua dei segni abbattendo le barriere che separano i cosiddetti ‘normodotati’ dalla comunità sorda”.

Francesco ha 26 anni, una laurea in informatica e un dottorato – quasi concluso – in matematica. La spinta a impegnarsi nell’imprenditoria sociale arriva dal suo passato: “da ragazzo sono stato vittima di bullismo e questo mi ha portato a sviluppare una maggiore sensibilità per i più fragili”. Nasce così Talking Hands, “un dispositivo indossabile che funziona grazie a dei sensori inerziali applicati sulle dita, sul dorso della mano e sull’avambraccio. Questi sensori rilevano ogni movimento, inviano le coordinate a un algoritmo che interpreta i dati e li invia tramite bluetooth allo smartphone, che a sua volta li traduce grazie un sintetizzatore vocale”. La Lingua dei Segni non è pre-installata, ma deve essere impostata dall’utente: per insegnare le parole al dispositivo basta collegare il guanto allo smartphone, eseguire un movimento e associargli una parola. “Per farti capire le potenzialità del dispositivo e la gravità dei problemi che le persone sorde incontrano quotidianamente – dice Francesco – ti faccio un esempio: se tu vai al pronto soccorso ti bastano cinque minuti per spiegare al medico come ti senti; a una persona sorda servono ore perché il medico non conosce la lingua dei segni e c’è una sola via di comunicazione”. E questo è solo uno dei tanti ostacoli che complicano la vita alla comunità sorda. 

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