
° Stiamo assistendo a un’epoca di grandi cambiamenti o a un vero e proprio cambiamento d’epoca? …Einstein rispose con semplicità dicendo “Sto solo con le mie domande molto più tempo degli altri”.
° Alcuni dati che riguardano il futuro del Bel Paese nei prossimi 3-5 anni.
° La parola ‘crisi’ da Kennedy a Einstein, passando dalla Cina.
° Il cambiamento sarà possibile se saremo capaci di avviare un cambiamento di coscienze.
Queste le parole sul degrado morale dette da Leonardo Di Caprio nella sua interpretazione di J. Edgar Hoover, uno che durante la sua vita è diventato l’uomo più potente di tutti gli Stati Uniti d’America. A capo dell’ FBI per circa 50 anni fino alla data della sua morte nel 1972, non si è fermato davanti a nulla pur di proteggere il suo paese. Restando in carica durante i mandati di ben 8 Presidenti e tre guerre, Hoover ha dichiarato guerra a minacce sia vere che, come si evince nel film di Clint Eastwood (“J. Edgard”), immaginarie; spesso infrangendo le regole per proteggere i cittadini americani. Si dice che i suoi metodi fossero allo stesso tempo spietati ed eroici e che la sua più grande ambizione fosse quella di essere ammirato a livello globale.
(dal film “J. Edgard”)
Sull’attualità di questo presunto degrado mi soffermo spesso anch’io a riflettere.
Nello svolgimento quotidiano della mia professione (Direttore Marketing di un importante gruppo bancario italiano) sono costantemente sollecitato da due forme di stimoli: quelli che mi giungono dall’esterno, per lo più dai media e dal mio tessuto relazionale fatto di conoscenti e amici o di colleghi e collaboratori, e quelli che instancabilmente mi do da solo.
I primi arrivano incessantemente e indipendentemente dalla mia volontà; la frequenza e intensità dei secondi (quelli che mi do da solo) sono il frutto di una folgorazione avuta anni fa dopo aver ascoltato una citazione attribuita ad Albert Einstein. Durante un’intervista, a chi gli chiedeva quale fosse secondo lui la ragione della sua genialità, Einstein rispose con semplicità dicendo “…sto solo con le mie domande molto più tempo degli altri”. “Quanto tempo?” con insistenza gli chiesero nuovamente. “Fintanto che non trovo le risposte”, rispose Einstein.
Da allora questa prospettiva sull’indagine non mi ha più lasciato, ma soprattutto mi ha consentito di abbandonarmi a quel circuito virtuoso in cui la domanda ha sempre la possibilità di trovare una propria risposta. E poco conta scoprire poi che queste risposte, in realtà, non siano altro che nuove domande ancora più ampie e importanti.
Non stiamo assistendo a un’epoca di grandi cambiamenti bensì stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento d’epoca. E là fuori lo scenario sta mutando a una velocità impressionante. Improbabili momenti di staticità si susseguono irrefrenabilmente a improvvise accelerazioni e cambi di direzione.
Solo per condividere alcuni dati che riguardano il futuro del Bel Paese nei prossimi 3-5 anni, uno studio di Accenture che mesi fa ho avuto modo di studiare in preparazione della stesura del piano marketing triennale della nostra azienda, evidenziava come sul fronte socio-normativo si prospetti una situazione in cui una famiglia italiana su tre sarà composta di un solo membro; un italiano su tre sarà ultrasessantenne; avremo mediamente trenta minuti in meno al giorno per il nostro tempo libero; saremo esposti per quattordici ore al giorno all’influenza dei media; il tempo dedicato agli spostamenti quotidiani aumenterà del 20% e il 15% del PIL sarà prodotto da popolazione immigrata.
Sul fronte social dell’innovazione tecnologica, sempre Accenture evidenziava come un italiano su due contribuirà a un blog o a un social network; un giornale su quattro sarà esclusivamente digitale; un italiano su due accederà a internet tramite cellulare e un chilowattora su tre sarà prodotto da fonti di energia rinnovabile.
Infine, pochi cenni di Accenture anche su quello che loro definiscono il fronte della multi-polarizzazione: Cina e India rappresenteranno il 15% del nostro import; tre PMI su cento esporteranno i propri prodotti ma solo in massimo uno o due mercati, e l’Italia sarà il primo esportatore mondiale di oltre trecento beni.
Detto questo, stanno anche mutando completamente tutti i paradigmi della comunicazione e della relazione in genere.
Da qualche tempo, dato il settore in cui professionalmente opero, mi sto domandando con molta insistenza cosa veramente si stia manifestando nel mercato finanziario, ma soprattutto cosa stia accadendo nel mondo in generale. La sensazione è che sia là fuori (nel mondo, nel mercato) che quì dentro (di me) sia in corso una vera e propria rivoluzione che molti, ma non necessariamente tutti!, stanno chiamando ‘crisi’.
Questa parola, che tutto e tutti, in pochissimi mesi, ci hanno insegnato a demonizzare, in realtà porta con sé l’embrione della soluzione. Per essere più chiari possiamo rifugiarci nella sola verità possibile per una parola: la sua etimologia. La parola crisi deriva dal verbo greco krino che significa separare, cernere e, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa poiché vorrebbe significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull’etimologia stretta della parola, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva poiché un momento di crisi, cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo.
L’uso del termine ‘crisi’ con questa doppia accezione ha probabilmente guadagnato la sua importanza quando John F. Kennedy tenne un discorso a Indianapolis il 12 aprile 1959 in cui disse: “…scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri: uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.”
L’attendibilità di questa considerazione liberamente fatta da Kenendy, proprio perché di pertinenza di una lingua ancora ricca di misteri per noi occidentali, è in realtà ancora molto dibattuta nonostante il prestigio dell’oratore. Detto questo, per dirimere la questione, lascerei che ci venisse in salvo il solito Albert Einstein con una sua affermazione che si fa risalire al 1955 e che riporto sia in video che in testo:
“Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E’ dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E’ dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò, dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Fantastico …un genio! Io sto con Einstein e voglio pensare che in tutto questo casino attorno a noi si sia oramai prossimi a una grande svolta. Non necessariamente a una soluzione ma certamente a una svolta. E la svolta secondo me sarà determinata da una presa di consapevolezza che il cambiamento sarà possibile se saremo capaci di avviare un cambiamento di coscienze. Di questo vorrei scrivere nel post che seguirà…
Ormai tanti anni fa, la mia allora insegnante di filosofia tenne una lezione sulla valenza della crisi come momento di rottura, foriero di cambiamento e ricco di opportunità oltre che di rischi. Talvolta dimentico quanta parte di opportunità possa esserci anche nella crisi, invece è importante ricordarlo sempre, essere pronti a cogliere i lati positivi del cambiamento per vivere la nostra epoca.
Grazie per la visita, che ricambio volentieri, e complimenti per gli interessanti spunti di riflessione!
Alessandra
Sicuramente un aspetto che cresce impetuoso è la grande RESPONSABILITA’ individuale che serve oggi molto più di ieri.
Da un lato la libertà oggi di potere scegliere rispetto a quando le scelte erano dettate da necessità o morale o credenze chiede all’individuo di dovere decidere in prima persona. Non ci sono più persone che decidono per te e non puoi abbandonarti alla corrente o ti trovi dove altri vogliono. Oggi puoi scegliere, religione, sesso e addirittura il tuo aspetto fisico ( e siamo solo all’inizio).
Dall’altro lato la responsabilità aumenta con il diminuire di uno stato sociale, o direi meglio ” vizioso” , che ha abituato al ” qualcuno ci penserà” , e quindi la necessità di fare scelte che prima erano demandate al sistema ( scuola, sanità, salute). Un abbraccio a tutti
La svolta in se vive in embrione nello stato naturale delle cose.
Il cambiamento è certo, sempre.
La direzione del cambiamento dipende da quale paradigma di consapevolezza raggiungerà la massa critica necessaria per realizzarsi e manifestarsi.
Per questo possiamo considerare determinante l’impatto degli attuali mezzi di comunicazione interattiva come la rete….
Ognuno faccia il meglio di se e contagi…
La crisi per me è uno degli elementi più importanti della nostra vita, perchè obbliga anche i più distratti a fermarsi a riflettere per cercare nuove soluzioni per migliorare e cambiare il modo pensare (forse per qualcuno pensare che non sono soli).
Fermarsi a riflettere guardando i fiori, le montagne, i laghi,tutte le bellezze della natura, forse ognuno di noi troverebbe le picole grandi soluzione per condurre una vita migliore. Valeria
Anch’io sto con Einstein, ma principlamente con me stessa.
Ho esperienza da anni di crisi fisiologiche, relazionali, psicologiche. Ad un certo punto la crisi in atto mi ha fatto capire la sua importanza stimolandomi a guardare indietro piuttosto che al “qui ed ora” di quel momento e al domani come via d’uscita dall’angoscia.
Ed è stata la mia vittoria. Se non fossi stata in crisi non avrei capito la mia forza, la mia volontà, la mia potenzialità nel pensare sempre “Domani è un altro giorno” e come la Regina di Alice nel Paese delle meraviglie, “E’ ben poca cosa un futuro senza memoria!”
Anna
Anche un altro genio pensava qualcosa di simile, Orson Welles in una sua celebre frase disse:
“In Italia, per trent’anni sotto i Borgia, ci furono guerra, terrore, assassini e spargimenti di sangue, ma questi produssero Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera avevano amore fraterno, cinquecento anni di democrazia e pace, e che cosa produssero? L’orologio a cucù”
In effetti la “crisi” è spesso promotrice di cambiamenti, sicuramente lamentarsi non serve, l’azione è l’unica via anche se la sensazione in questi ultimi decenni è quella di una grande omologazione, sembra che manchino le idee e quello che ha un potenziale rivoluzionario venga convogliato nei “soliti” binari.
Mi sembra di vivere in un periodo piatto e decadente, bombardati globalmente dalla pubblicità a 360° con i paesi emergenti che stanno raggiungendo questo stesso piatto sogno occidentale.
Penso che i “Brains” siano un pò devastati e trovare come Einstein il tempo per stare con i propri pensieri e le proprie domande sia sempre più difficile, non perchè non ci sia il tempo ma per come siamo indotti a spenderlo.
La pubblicità (è il lavoro che mi fa mangiare) è simile a un mantra che ripetuto all’infinito crea un innesto nella mente, anche le religioni sono maestre in questa pratica.
E’ paradossale che il vero mantra serva a liberare la mente.
A volte penso che ci vorrebbe un cambiamento veramente forte, magari che non parta dall’uomo…
Per il cervello l’anima non e’ in vendita – Concetti elaborati in un’area specifica
23 gennaio, 11:14
(ANSA) – MILANO, 23 GEN – L’anima, cosi’ come i valori in cui crediamo profondamente, non ha prezzo e non puo’ essere messa in vendita: a ‘stabilirlo’ e’ il cervello, che elabora questi concetti in un’area specifica e nettamente separata da quella in cui valutiamo costi e benefici delle cose meno ‘sacre’ su cui siamo disposti a contrattare. Lo dimostra uno studio dell’universita’ statunitense Emory pubblicato su Philosophical Transactions of the Royal Society.
Credo che solo l’immergerci totalmente in questa “nuova dimensione cerebrale” possa portarci verso l’unico Cambiamento che (ci) è utile…
E’ sempre tutta solo e comunque una questione di equilibrio … di pesi e di contrappesi.
Equilibrio perduto = crisi . ( economica – sociale – personale – etc. )
Ricerca dell’equilibrio/armonia precedente o di un equilibrio nuovo = via per soluzione della crisi.
Buongiorno,
solo generazioni di giovani capaci, al posto di tutti questi vecchi mafiosi corrotti: dirigenti, governanti, politici, etc etc ci può salvare. Personalmente sono disposto a farmi da parte pur di vedere cambiare l’aria e pensare che ci sia una pulizia generale; almeno potrei morire contento. Se andiamo avanti così non ci sarà più posto all’inferno, stiamo facendo troppi danni. Buona giornata comunque.
Crisi, dal greco Krisis, significa separazione, scelta, giudizio.
Una parola ricca anche di positività se vogliamo farla nostra veramente in profondità.
Una grande opportunità quella attuale, quindi, per separarci da attaccamenti/abitudini/convinzioni non utili a noi stessi, alle prossime generazioni, all’insieme.
Una volta riconosciuta questa opportunità, potremmo davvero cominciare a scegliere con più responsabilità, capacità di selezione e inclusione.
La comunicazione, per esempio, è uno dei più grandi affari della “crisi” perchè sta trasformando tempo e spazio.
Attraverso i social network, le persone hanno già attivato la “rivoluzione”, molto meno le aziende/organizzazioni.
Caro Oscar,
in psicosomatica, ma anche nei processi di crescita individuale, la crisi comporta chiaramente una sofferenza, un disagio, un imbarazzo.
In realtà è il primo momento significativo di un processo di cambiamento, ovvero lo diventa se opportunamente canalizzato, finalizzato. é il momento in cui l’ individuo sente l’ abito stretto delle sue definizioni, delle sue abitudini, di quello che fa.
La crisi ci dice infatti: non sei quello che fai. Quell’ imbarazzo, quel disagio allora nasce dall’ insuccesso nel cercare di indossare a tutti costi quei vecchi abiti obsoleti o nel non riuscire a trovare le definizioni alternative con successo. Da popolo “maturo” di consumatori a giovani coscienti abitanti del pianeta, questo è il passaggio. La crisi dolorosa che porta ad una nuova coscenza, abbisogna di momenti catartici, di fini maieuti, di conduttori integerrimi perchè sia più morbida, meno devastante e costruttiva. Insomma, una propedeutica al cambiamento, credo, sia il necessario, indispensabile strumento per il ben fare, il corretto agire, in un’ ottica eco-sostenibile.
La crisi provoca la rivoluzione. La rivoluzione se governata bene porta ad una nuova primavera che tuttavia si trasforma inevitabilmente in nuova crisi.
La soluzione dei problemi dei nostri tempi si trovano nei cuori di tutti gli uomini che mettono l’amore di fronte a tutte le altre cose e si abbandonano ad esso.
Crisi, rivoluzione, distruzione, rinascita, primavera, benessere, stato di grazia.
Senza la lente d’ingrandimento dell’amore nulla vale. L’uomo non vale. Le cose non valgono. Pochi parlano e sentono parlare d’amore oramai. L’innovazione è Amore.
Siamo tutti adulti che giocano con le stelle scottandosi le dita.
Ciao Oscar
Il cambiamento è una costante …
tutto cambia intorno e dentro a noi, a volte può non piacere ma è così !
L’essere estroverso e socievole è sempre stata considerata la chiave per aver successo in amore e negli affari. Uno studio della rivista Time sfata questo luogo comune: “Il potere della timidezza. La timidezza reca formidabili benefici nelle relazioni personali e alla società in generale. Gli introversi hanno meno amici, ma le loro relazioni sono più profonde e gratificanti.Se il timido è un leader, prende decisioni migliori, perchè l’essere per natura più cauti e attenti spinge a decisioni più sagge e ponderate, ad ascoltare con maggiore attenzione il prossimo: una qualità essenziale per un buon business leader. Che sa attrarre individui indipendenti e creativi, al contrario dei leader estroversi che si circondano di collaboratori ubbidienti e servili.”
Una riflessione per noi italiani, popolo di urlatori e logorroici….
“La creatività è l’unica medicina che può guarirci dal male peggiore: non averla!”
GAETANO PESCE, Designer
(intervista di Massimo Di Forti, responsabile “Cultura” del Messaggero)
Entrambi mie buone e vecchie conoscenze… (preistoria)
G
…se io regalo un oggeto a te e tu uno a me, entrambi abbiamo un oggetto, ma se io regalo a te un’idea e tu una a me, entrambi abbiamo due idee…